Riformati: Gli ellenizzanti di oggi
Venerdì, 14 Dicembre 2007
Liberamente adattato da un articolo di Rav Moshe Grylak apparso su Mishpacha N.186 da Michele Cogoi
Da quando gli asmonei accesero per la prima volta i lumi di chanukkà, ogni anno (quest’anno è la 2.172-esima volta) ricordiamo i miracoli, nascosti e rivelati, che Ha-Kadosh Baruch Hu (D-o) ha compiuto per noi: la vittoria sul campo di battaglia, la rimozione del giogo ellenista dal nostro popolo, la purificazione del bet ha-mikdash (tempio di Gerusalemme) e ovviamente l’ampolla d’olio che ha bruciato per otto giorni.
Ma se ci fermiamo per un attimo ad ascoltare le piccole fiammelle, esse ci raccontano che vi è un altro miracolo avvenuto ai tempi di chanukkà che interessa l’umanità intera. Prestino orecchio i nostri confratelli che ambiscono ad abbandonare l’unità del nostro popolo e considerino queste parole come un regalo “festivo”.
Immaginiamo per un istante che, D-o ce ne scampi, i greci avessero vinto e soffocato la rivolta degli asmonei. I greci e gli ebrei ellenizzati loro alleati avrebbero cancellato dalla faccia della terra il rimasuglio di ebrei che erano ancora attaccati alla Torà. E con essi sarebbe sparita anche la credenza in un D-o Unico, Creatore dell’universo e tutto ciò che tale fede implica. Senza un antagonista spirituale, la cultura greca, edonistica, egocentrica ed idolatra, avrebbe preso il sopravvento sul mondo intero. Con il risultato che il mondo sarebbe ben diverso da quello in cui viviamo. Molto più crudele. Basti pensare agli usi e costumi di ateniesi e spartani. Ed il tutto con il benestare dei grandi filosofi propugnatori di tale cultura.
Ma le piccole fiammelle che danzano davanti ai nostri occhi durante gli otto giorni di chanukkà raccontano una storia ben diversa. La vittoria degli asmonei è andata ben al di là dei confini del popolo d’Israele. Grazie a tale vittoria l’influenza ebraica, seppur adulterata, si è fatta sentire in tutto il mondo da allora fino al giorno d’oggi. All’ostinazione degli asmonei a mantenere il popolo ebraico separato dalle altre nazioni ha fatto seguito, due secoli più tardi la nascita del cristianesimo. E nonostante sia stato causa di enormi sofferenze per il nostro popolo, esso ha cambiato il mondo per il meglio. Non mi si fraintenda, il cristianesimo è considerato avodà zarà (idolatria) dall’halachà, ma ha il merito di aver diffuso in un mondo totalmente pagano diversi concetti ebraici, estirpando così la più grossolana idolatria. Già Seneca accusava gli imperatori romani di aver assorbito dagli ebrei concetti quali carità, bontà, shabbat ed altri valori ancora!
E ottocento anni dopo la vittoria dei maccabei è apparso l’islam. Anch’esso ha attinto ampiamente dalla Torà per presentare ai selvaggi abitanti del deserto un nuovo codice di vita. Con il risultato che al giorno d’oggi circa la metà della popolazione mondiale vive secondo principi ispirati dal nostro Tanach. Non è qui il luogo per enumerare le tante e fondamentali distorsioni che i concetti ebraici hanno subito, ma come ci insegna il Rambam (Maimonide), addottando alcuni principi basilari ebraici, queste religioni compiono un ruolo importante nel preparare il mondo per la redenzione finale. Comprendiamo quindi la portata universale della vittoria dei maccabei.
La conclusione di questa analisi non piacerà certo agli ebrei laici, gli ebrei ellenizzati del giorno d’oggi, che si stanno assimilando spiritualmente e geneticamente tra le nazioni del mondo. Considerano se stessi come coloro che contribuiscono alla cultura universale e guardano gli ebrei osservanti come coloro che vi rinunciano. Ma se si ascolta il messaggio dei lumi di chanukkà si scopre che è vero esattamente l’opposto.
È stato l’isolamento, spirituale e culturale, che ha portanto avanti la più importante rivoluzione spirituale della storia umana. È l’ebreo che è rimasto attaccato alla Torà, a D-o e alle mizvot, colui che, nel corso dei secoli, ha contribuito maggiormente al benessere universale. È l’ebraismo osservante che, rifiutando di scomparire come le altre culture antiche, ha dato origine a cristianesimo e islam, attraverso i quali l’umanità si è redenta dal più grossolano paganesimo e ha dato origine al mondo in cui viviamo.
Agli occhi degli ebrei ellenizzati contemporanei degli asmonei, i devoti ebrei leali al proprio ebraismo erano visti esattemente come gli ebrei laici vedono gli ebrei (ultra-)ortodossi al giorno d’oggi: fanatici, arretrati, chiusi nel ghetto, bigotti che fanno solo del male a Israele per il loro ostinato rifiuto ad accettare la modernità.
Una superficiale analisi sembrerebbe dar ragione ai moderni ebrei ellenizzati propugnatori del pragmatico approccio razionale. Così come allora, nel nome dell’apertura intellettuale, artistica, letteraria, sociale per abbracciare la cultura imperante non hanno esitato a compromettere l’autentico ebraismo e ad allontanarsi dalla Torà e mizvot percependo se stessi come gli illuminati cittadini del mondo. La storia dimostra però esattamente il contrario!
Gli ellenizzatori erano i pionieri dell’assimilazione ebraica, i precursori dell’autodistruzione come cultura ed in ultima analisi come popolo. Sono stati invece i maccabei coloro che con il loro intransigente attaccamento all’antico, con la propria unicità religiosa e genuino attaccamento a Torà e mizvot hanno portato avanti la più grande rivoluzione culturale dell’umanità e portato a compimento la promessa Divina data ad Avraham Avinu: “E tutte le famiglie della Terra verrano benedette attraverso te”.
E ben poco è cambiato oltre due millenni dopo: coloro che rispettano la parola del S-gnore e non l’accrocco multiforme di ebrei “liberali”, hanno un messaggio da dare ai propri figli e alle nazioni. E anche questo è parte del miracolo di chanukkà. Vorranno gli ellenizzatori del 2008 rendersi conto di tale verità?
Michele Cogoi
Un’iniziativa di mi_keamcha_israel@msn.com in esclusiva per il mondo ebraico italiano
Martedì, 18 Dicembre 2007 at 16:07
Ma si può capire perché in Italia–e sembra solo in Italia–un’ebraismo riformato non riesce a radicarsi? Guardate Israele stesso, gli Stati Uniti, Argentina…dove ci sono molti ebraismi vivaci che compongono una realtà ebraica molto complessa. Non pensate che anche in Italia sarebbe ora di allargarsi le orizzonti un po’?
Mercoledì, 19 Dicembre 2007 at 0:32
Io credo che questo sia essenzialmente un problema dei Reform: sarebbe infantile se si aspettassero un riconoscimento dagli ortodossi. Piuttosto mi colpisce che in questo blog si dedica così tanto spazio ai Reform. Più che all’antisemitismo… E mi colpisce anche il silenzio degli ortodossi italiani su alcuni gravi problemi di Israele. Per esempio le esenzioni dal servizio militare di cui godono gli ortodossi israeliani; le loro scuole (finanziate dallo Stato) che preparano dei disoccupati genitori di disoccupati e nonni di altri disoccupati. Dov è il pericolo per l’Ebraismo? In questi fanatici (mai condannati a voce alta dai rabbini italiani) oppure nei Reform – che il militare lo fanno, e fanno pure alya e pagano le tasse? Perché i progetti contro la povertà in Israele, che vengono pubblicizzati nelle Comunità italiane, prevedono che il denaro venga gestito da organizzazioni ultraortodosse e non, per esempio, da Hillel, che aiuta a trovare un lavoro quegli ultraortodossi che vogliono inserirsi nel mondo moderno? O Crossroads, il centro di aiuto di Gerusalemme per i ragazzi ultraortodossi che scappano di casa? Che c’è di male in queste organizzazioni ? Potrei raccontare di molte altre, perché le Comunità italiane non le appoggiano? Perché dobbiamo permettere alla stampa italiana di raccontare che Israele è un Paese teocratico? E’ proprio vero che il peggiore nemico degli ebrei sono spesso gli stessi ebrei.
Mercoledì, 19 Dicembre 2007 at 19:41
Appunto. Si puo’ capire perche’ Kolot ormai sembra essere ossessionato dai riformati? E’ forse una battaglia questa tra ebrei ed ebrei? Dunque, siamo gia’ fritti. Ci sono altre cose da preoccuparsi. I cosidetti “riformati” in Italia sono (si puo’ ipotizzare) ormai una maggioranza se si considera quanti ebrei lavorano di Shabbat, mangiano carne non kosher, non sanno neanche leggere loshn-koydesh. Eppure essi si considerano ebrei. Come mai? Ma voi no. Sono “ellenizzanti” (siamo tutti gia’ ellenizzati). Che diamine. Non esiste cosa che nuoce algi ebrei–tutti–come questa pazzesca guerra di identita’ ebraiche. Non possiamo dirlo una volta per tutte: siamo tutti ebrei! Ortodossi, ultra-ortodossi,riformati, liberal, laici, atei, neri, bianchi, sefarditi, ashkenaziti italiani americani israeliani…oyoyoyoyoy!
Mercoledì, 19 Dicembre 2007 at 20:04
Nessuna ossessione da parte nostra.
Che dire invece del presenzialismo di Ugo Volli, neo presidente di Lev Chadash che a distanza di poche settimane scrive al giornale Hakehillah di Torino, Shalom di Roma e infine riesce a farsi compiacentemente intervistare dal Bollettino di Milano?
Ci sono certamente molti altri argomenti di cui discutere ebraicamente in Italia ma, a nostro umile avviso, nessuna questione attualmente sul tappeto è in grado di scardinare le istituzioni ebraiche quanto la richiesta di riconoscimento avanzata dai riformati.
Ci sbagliamo?
David Piazza
Mercoledì, 19 Dicembre 2007 at 20:07
Dimenticavo, nessuna “guerra di identità” è mai pazzesca tra ebrei. La facciamo da qualche migliaio di anni e siamo ancora qui a raccontarlo. Oyoyoyoyoy?
David Piazza
Giovedì, 20 Dicembre 2007 at 2:08
un sacco di “ultra” Ortodossi Fanno il Militare (vedi alla voce “Nachal Charedi”), c`e’ una parte che studia Torah vi consglio di vedere i numeri dei non ortodossi che non fano ZAva` sono in precipitoso aumento. gli u ortodossi pagano le tasse come gli altri ci sono disoccupati come da i non ultra ortodossi ,e le Yeshivot ricevono in percentule molto meno delle scuole pubbliche .
Giovedì, 20 Dicembre 2007 at 11:40
Pino, capisco che non puoi fornire prove scientifiche del grande contributo alla difesa di Israele che danno quelli che studiano Torah mentre gli altri fanno il militare, ma non dovrebbe essere difficile trovare statistiche sul numero di Gur Chassidim e Satmar Chassidim (per dire: i due gruppi ortodossi più numerosi, di cui Piazza non parla mai) che fanno la Tzavah. Aspetto, eh.
Giovedì, 20 Dicembre 2007 at 14:09
Riguardo agli ortodossi che sarebbero dei parassiti e il vero probelma di Israele a parte il fatto che fa rivivere lo stereotipo nazifascista e “tommilapidiano” piu’ becero, lo sa’ forse il sig. Jabo che esiste un’unita’ ortodossa nella zava’ che conta i figli di alcuni principali rabbini ultraortodossi? Lo sa il sig. Jabo che il gli ortodossi sono il 10% in Israele e contribuiscono invece al 40% delle attivita’ umanitarie? Lo sa il sig. Jabo che l’ebraismo ortodosso ha ampiamente aiutato finanziariamente e umanamente i rifugiati di Gush Katif e del Nord d’Israele (durante la recente guerra del libano) senza chiedere in che tempio preghino? Lo sa il sig. Jabo quanti miliardi di dollari sono sborsati ogni anno da ebrei ortodossi americani per tutta Israele e non solo per le yeshivot? Lo sa il sig. Jabo quanti ebrei ortodossi visitano israele ogni anno piu’ volte all’anno e aiutano cosi’ l’economia israeliana mentre (con stessa ammissione dei riformati americani) i riformati non sanno nemmeno dove stia Israle sulla mappa?
Giovedì, 20 Dicembre 2007 at 14:20
Inoltre, perche’ gli ebrei italiani dovrebbero pontificare e dare dei consigli su come devono vivere gli israeliani? Credete forse che in Israele interessa cosa si scrive su kolot, shalom o chissa dove? Non farebbero meglio gli ebrei italiani ad occuparsi delle faccende proprie? E l’ebraismo riformato e’ un enorme problema (potenziale e reale) per l’ebraismo italiano. Anziche’ curare l’ebraismo italiano e aiutarlo a sopravvivere (nobile ambizione dell’ebraismo riformato) quest’ultimo gli sta invece dando il colpo finale! Ve lo raccontano questi esponenti riformati italiani che a parte i numeri trionfalsitici di appartenenza all’ebraismo riformato americano (che include anche il sig. John Smith che ha fatto una trasfusione di sangue al Sinai Hospital di New York) ma che ha dovuto re-includere la beracha’ della techiat ha-metim (che fa rivivere i morti) nel proprio nuovo siddur, non tanto per motivazioni teologiche ma come unica speranza per far rivivere un movimento a detta dei propri stessi (seri) esponenti e’ in via di estinzione?
Giovedì, 20 Dicembre 2007 at 15:40
Il sig. Michele Cogoi vuole per caso spiegare ai lettori italiani cosa sarebbe lo stereotipo “tommilapidiano”? Si tratta per caso di un politico israeliano che è stato votato (cioé, ha consenso) dai cittadini di Israele? E come mai lo hanno votato? Se poi il Cogoi riesce a farci sapere quanti Satmar e Gur servono nell’esercito saremo tutti più contenti. Mi sembra che gli ebrei italiani abbiano il diritto di essere informati sulle meraviglie dell’ebraismo ultraortodosso e non solo sul fatto che il “morituro” movimento Reform continua ad essere la maggioranza in USA.
Jabo da Gerusalemme (serve l’indirizzo?)
Giovedì, 20 Dicembre 2007 at 18:33
Caro sig. Jabo, anch’io scrivo da Gerusalemme e grazie mi fido e non c’e’ bisogno che mi dia il suo indirizzo. Il sig. Tommy Lapid e’ stato votato (da una minoranza!) qualche anno sulla base del piu’ becero stereotipo nazifascista condiviso e propagandato dalla sinistra israeliana notoriamente antireligiosa. E dopo averlo visto all’opera non l’hanno votato piu’! Non capisco poi perche’ l’essere buoni cittadini israeliani debba iniziare e finire con la zava’. Certo che servire nella zava’ e’ un contributo importante per lo stato d’Israele (anche se solo una minima percentuale va oggigiorno a combattere al fronte) ma ho ampiamente dimostrato come gli ultraortodossi contribusicano almeno altrettanto al bene materiale d’Israele (tralasciando anche solo i milioni di riferimenti del tanach, mishna e ghemara secondo i quali la sicurezza d’Israele dipende in primis dallo studio della Tora’) e in manierea esponenzialmente superiore ai riformati. Conosco tantissimi cittadini Israeliani laici che crescono i propri figli all’estero per non farli servire la zava’. Ma questo sembra non disturbare il sig. Jabo. La retorica della zava’ e’ solo un’arma utilizzata con lo scopo di sradicare l’ebraismo ortodosso (si veda il mio articolo sugli ebrei ellenizzatori). La verita’ e’ che pur con i suoi difetti l’ebraismo (ultra)ortodosso (di cui i Satmar e Gur sono una minoranza) se visto nel suo insieme e’ proprio una meraviglia, mentre non altrettanto si puo’ dire dei riformati. Infine non credo proprio che la zava’ abbia bisogno dei Gur e Satmar dato che ha risorse umane piu’ che sufficienti. Sembra pero’ che l’atteggiamento anti ortodosso del sig. Jabo sia a priori e non intenda sentire ragioni
Giovedì, 20 Dicembre 2007 at 19:16
Inoltre, questo blog e’ sull’ebraismo italiano e sui riformati in italia. La retorica dei Satmar e Gur per squalificare l’ebraismo ortodosso italiano mi sembra poi del tutto irrilevante e perniciosa per chi sembra non abbia nient’altro di costruttivo da dire. Innanzitutto non mi sembra che gli ebrei italiani debbano servire nella zava’. In secondo luogo non mi pare che l’ebraismo italiano istituzionale abbia affinita’ con i chasidim di Gur e Satmar. Al contrario l’ebraismo ortodosso italiano e’ assimilabile al modern-orthodox / kippa’ sruga’ che in Israele e’ invece l’ebraismo che rimpolpa le fila dell’esercito e costituisce la gran maggioranza degli ufficiali (e dei militari di carriere). Sarebbe piu’ interessante riportare il dibattito sull’ebraismo in Italia.
Giovedì, 20 Dicembre 2007 at 19:22
Al Sig. Perugia rispondo che oggi si’ in Italia (grazie anche ai tanto vituperati rabbini italiani) possiamo dire che siamo (quasi) tutti ebrei. Nessuno su questo blog mi sembra dica il contrario. Il problema di cui stiamo parlando e’ proprio che con l’ebraismo riformato (con le sue conversioni riformate, i matrimoni misti riformati ecc) fra non molto non si potra piu’ dire siamo tutti ebrei!
Giovedì, 20 Dicembre 2007 at 22:38
I messaggi del signor Cogoi sono molto importanti. Per la prima volta su um mezzo di comunicazione ebraico italiani viene scritto che ci sono rabbini ortodossi che proibiscono a dei giovani israeliani di fare il militare. E questo in un momento in cui un giovane israeliano su cinque si imbosca, e in cui l’Iran si prepara a un’altra guerra. Vedo inoltre che il signor Cogoi non nega che il 100 per cento degli ebrei Reform che vivono in Israele fanno il militare, difendendo lo Stato di Israele, per il bene di tutti gli ebrei del mondo, e anche questa è una notizia mai comparsa sui media ebraici italiani. Quindi grazie ancora al mio concittadino, che è un uomo di fede, a cui possiamo senz’altro chiedere quali sono i passi della ghemara che possono servire a fermare l’atomica iraniana. Io rimango della mia opinione: il problema demografico dell’Ebraismo italiano non si risolve importando modelli dall’esterno, anche perché di modelli vincenti non ne esistono (l’unico provato sul medio periodo è quello degli ultraotodossi, le altre sono speculazioni). E’ un problema che riguarda tutto il mondo ebraico e è ovviamente più grave in Italia, dove di bambini non ne nascono più (né ebrei né goim, solo musulmani).
Per quanto riguarda l’argomento del blog, io credo che ognuno abbia le sue priorità e, come ho già detto, mi sembra che si dia troppo peso ai Reform e poco all’antisemitismo (e ringrazio sinceramente David Piazza perché mi permette di esprimere il mio dissenso rispetto alle sue vedute). La paura di trovarsi in mezzo a persone che il signor Cogoi non considera ebrei, mi sembra un argomento molto meno importante del crescente antisemitismo, che si vede anche nei media italiani che dipingono questo Paese come un paese teocratico. Di fronte all’aumento dell’antisemitismo abbiamo due strade: o pregare o rafforzare Israele. Il signor Cogoi scelga pure la sua strada, io ho scelto la mia. Per questo vorrei dall’Italia, invece di tutta la fuffa sui Reform (che non fanno certo male ad Israele), delle posizioni più chiare nei confronti degli ultraortodossi, che in Israele fanno certo molti figli, ma non si può dire che tutti diano un contributo costruttivo al sionismo. Vorrei che le comunità italiane aiutassero le organizzazioni che impediscono a molti giovani ex ultraortodossi di finire sulla strada, invece di dare soldi a organizzaizoni Badaz, dentro le quali è facile trovare dei Neture Karta (questo il signor Cogoi lo sa, ma non lo vuole dire). E ora scusate, stacco che ho molto da fare, domani sera è Shabbat e anche noi Reform, lo so che sembra strano, siamo shomrei Shabbat. Solo che siamo anche democratici, e questo lo so che è molto complicato da capire. Per il signor Cogoi e forse non solo per lui (ma io sono certo che tra i suoi figli e i suoi nipoti ci sarà chi lo capisce). Grazie ancora e Shabbat shalom
Venerdì, 21 Dicembre 2007 at 17:56
Voglio solo precisare che non esistono solo “ortodossi” e “reform”, ma infinite sfumature tra i due poli. Discutere va più che bene. Shabbat shalom a tutti: ortodossi, reform, e chi sfida tutte le categorie ma rimane sempre ebreo.
Sabato, 22 Dicembre 2007 at 17:31
Eh no Ariel, ti sbagli! Io non sono molto osservante ma se parli di sfumature di ebraismo vuol dire che non cogli il problema fondamentale di cui si parla. Ci sono molti modi di ESPRIMERE il proprio ebraismo: laici, ortodossi, sionisti e tutte le sfumature che vuoi. Ma quando viene alla questione di CHI E EBREO riconosciamo tutti la definizione che esiste da quando esiste il popolo d’Israele: l’alacha’. E in questo siamo tutti uniti. I reformed non propongono solo un modo di esprimere l’ebraismo, ma propongono una nuova definizione (non alachica) di chi e’ ebreo che non e’ mai stata riconosciuta dal popolo ebraico nella sua storia e che non puo’ essere riconosciuta dagli altri ebrei. Non si tratta di una sfumatura ma di una questione fondamentale
Sabato, 22 Dicembre 2007 at 18:10
Il tratto che unisce i reform italiani e israeliani e’ uno sviscerato e ingiustificato sentimento antireligioso che onnubila le menti dei suoi paladini.
I reform italiani accusano i rabbini italiani di estremo rigorismo quando e’ vero il contrario. I rabbini italiani hanno chiuso uno, due o tre occhi da decine di anni per dare una parvenza di ebraismo agli ebrei italiani, incluse conversioni di facciata, al punto che si rischiava di non essere piu’ riconosciuti dall’ebraismo mondiale.
Quelli israeliani accusano gli ortodossi di essere antidemocratici perche’ non fanno la tzava. Ma dimenticano che esiste una legge approvata dal parlamento israeliano che esenta gli studenti delle yeshivot di prestare servizio militare. Come in tutti i paesi democratici si e’ deciso di riconoscere agli obiettori di coscienza di prestare servizio civile altenativo e le yeshivot sono considerate in questo senso. E visto che le guerre non si combattono piu’ con i grandi numeri della fanteria e’ invece molto democratico riconoscere l’esigenza del singolo quando non contraddice l’interesse nazionale. Non penso che 10 mila soldati in piu’ schierati al fronte possano fare molto per fermare l’atomica iraniana a meno che non si pensi che possano tirarla giu’ a colpi di uzi…
Sabato, 22 Dicembre 2007 at 18:56
E’ molto interessante il concetto di “ebraismo mondiale” che secondo Alessandro era sul punto di non riconoscere più l’ebraismo italiano. Vorrei saperne di più. Mi spiego. Ho saputo che lì in Italia circola un libro antisemita -il titolo mi pare menzioni delle erbe. L’autore è stato, se non sbaglio, cacciato via dai Reform e poi convertito dagli ortodossi e adesso è diventato un cattolico antisemita.
E’ una conversione recente, vero? Vorrei recapitare questo libro alla sede centrale di questo famoso “ebraismo mosndiale” per sapere cosa ne pensano.
Sabato, 22 Dicembre 2007 at 19:09
Jabo, i matti ci sono dappertutto… Non sembra che ti interessa avere una discussione intelligente ma solo dare colpi bassi e fare propaganda antireligiosa che leggiamo gia’ ampiamente su haaretz. Risparmiaci. Grazie!
Domenica, 23 Dicembre 2007 at 20:05
Alessandro, vediamo di capirci. Non so dove tu viva; nella città in cui vivo io, che è la capitale di Israele, un gruppo di esagitati guidati da un rabbino ha vandalizzato la sinagoga Kol ha Neshama, un altro gruppo ha strappato un Sefer Torah dalle mani di un altro gruppo che voleva, orrore, leggerlo davanti al Kotel, dove pure un altro gruppo è stato preso a sassate. Occorre che ti dica chi era ortodosso e chi era Reform in queste civili discussioni? Tando per chiarire chi è mosso da odio contro chi…
Ora, ripeto la domanda: cosa sarebbe questo “Ebraismo mondiale” che “rischiava di non riconoscere più l’Ebraismo italiano”? Potresti essere più preciso? A cosa ti riferisci? Esiste una Chiesa ebraica che assegna delle scomuniche? E quando sarebbe avvenuto questo mancato riconoscimento?
Grazie in anticipo.
Domenica, 23 Dicembre 2007 at 21:17
Secondo messaggio per Alessandro.
Cosa c’entra Ha’aretz? Io scriverei le stesse cose che trovi su Ha’aretz? Sai chi era Vladimir Ze’ev Jabotinsky, detto -appunto- Jabo?
Domenica, 23 Dicembre 2007 at 22:33
I riformati sono i nemici dell’ebraismo!
Lunedì, 24 Dicembre 2007 at 9:27
“I riformati sono i nemici dell’ebraismo!” dice Alessandro.
Questa, immagino, per te è una discussione intelligente. La fonte quale sarebbe? L’Ebraismo mondiale?
Lunedì, 24 Dicembre 2007 at 14:31
Si, l’ebraismo mondiale esistente da oltre tre millenni che i riformati non riconoscono e che combattono come unica fonte di autoidentificazione
Domenica, 30 Dicembre 2007 at 16:01
Alessandro,
Non ti seguo. Dici di non essere molto osservante eppure hai la chutzpah da poter dire che e’ la halachah (e solo la halachah) ad unirci come ebrei? Sembre una contraddizione, dato che la halachah presuppone un certo livello di osservanza. L’ebraismo, ovvero l’ebraicita’, e’ un discorso piu’ complesso. Questo blog ne e’ la prova.
Domenica, 30 Dicembre 2007 at 17:21
Non mi pare un discorso cosi’ complesso. Mi dispiace ma il copyright su chi sia ebreo ce l’abbiamo noi. O perche’ ce l’ha dato D-o (come crediamo noi) o perche’ ce lo siamo inventati noi (come credete voi). Chiamala pure chuzpa. Siete voi che a furia di sfumature fate perdere il valore della parola ebreo, della parola alacha e della parola Tora.
Il discorso e’ molto semplice: e’ ebreo il figlio di madre ebrea e il convertito secondo l’halacha’. Le mizvot sono 613 e per pigrizia ne rispetto poche ma quelle che seguo lo faccio perche’ D-o comanda. E so di essere un ebreo peccatore. Ma ho sposato una donna ebrea per avere dei figli ebrei, sapendo bene che se sposavo una non ebrea non lo sarebbero stati. E spero che un giorno io o i miei figli faranno teshuva. Invece voi con la vostra critica scientifica ridisegnate la Tora’ a vostra immagine e somiglianza.
Le mizvot sono quelle che vi piacciono (e diventano ispirate da D-o, mentre quelle che non vi piacciono sono inventate dai rabbini cattivi) e gli ebrei sono quelli che vi piacciono a seconda della moda. E ovviamente quando la religione e’ disegnata in base ai vostri comodi non siete piu’ peccatori.
Non e’ che la chuzpa ce l’avete voi che vi sostituite a D-o?
Lunedì, 31 Dicembre 2007 at 7:04
Curioso: pure io ho sposato una donna ebrea e avrò dei figli ebrei, però non ho la presunzione di parlare in nome del Padreterno. E ancora non so quando il famoso “Ebraismo mondiale” avrebbe rischiato di disconoscere l’Ebraismo italiano.
Lunedì, 31 Dicembre 2007 at 15:25
La prima volta l’hanno pensato il 27 febbraio 1953, poi il 14 giugno 1967 e poi il 10 dicembre 1998… Invece di fare domande totalmente irrilevanti (in modo ossessivo) perche’ non arriviamo al nocciolo della questione (senza tante “complessita’” e “sfumature” ma in modo chiaro)?
Secondo i riformati D-o si rivela nella Tora’ (scritta e orale) o no (ovvero la Tora’ parla al nome del Padr-terno o no)? Credete che le 613 mizvot siano date da D-o o no? Riconoscete che gli ebrei siano solo quelli stabiliti dall’alacha’ o no?
Lunedì, 31 Dicembre 2007 at 18:30
Nell’Ebraismo “credere” o “non credere” contano meno di “fare” (non ci sono mitzwot che impongono di credere). I Reform sono talmente tanti che tra di loro c’è chi crede alle stesse cose cui credi tu, come anche chi non ci crede.
Ma, ripeto, il “fare” le mitzwot è più importante del “credere”. E, purtroppo (a proposito di: fare), quelli che tirano sassate a chi vuole leggere la Torah al Kotel, quelli che hanno devastato la sinagoga Kol HaNeshama (ecc. ecc.) sono ortodossi – a proposito di fare. E quelli che non fanno la tzavà spesso sono ortodossi – mentre tutti i Reform che vivono in Israela la zavà la fanno. Non sarà una mitzwa, ma indica un attaccamento al popolo ebraico. Che con la halakhà è dubbio si fermi l’Iran, con l’esercito c’è qualche possibilità in più.
E ora torniamo alla mia domanda: mi ripeto, per il semplice fatto che non rispondi.
Per me è più rilevante capire se questa faccenda del mancato riconoscimento è una frottola che ti sei inventato oppure no – pertanto gradirei conoscere i dettagli. Vuoi essere più preciso? Quando e come (non) sarebbe avvenuto questo mancato riconoscimento da parte di chi?
Perché, sai, certo tu non sei responsabile della devastazione della sinagoga Kol haNeshama, e nemmeno delle sassate che prendono le Nashim haKotel – anche se il tuo silenzio su questi episodi non è proprio un bel segno di ahavat Israel. Ma se non fornisci qualche dettaglio in più su questo famoso mancato riconoscimento rischi di fare la figura del cialtrone. Che non è così bello. Ti saluto, certo di un tua risposta (a proposito, ma non avevi scritto che era inutile discutere con me?)
Martedì, 1 Gennaio 2008 at 18:10
Mi dispiace, Alessandro, ma non e’ un discorso di peccatori e gente pia. Parli come un prete! Cosa vuol dire “peccare” per te? Non osservare le mitzvot? Andiamo! Sembra assistere ad un racconto di Isaac Bashevis Singer ambientato nelle shtetlakh ai tempi di Shabtai Zvi. Per pigrizia no osservi tutte le 613 mitzvot (stabilite da Maimonide)? O forse perche’ c’e’ qualcosa che non ti va di osservare? Forse ti rendi conto che le mitzvot in se’ non sono l’unico barometro dell’ebraicita’? Chi studia la letteratura ebraica in tutta la sua ricchezza se ne rende conto che il discorso e’ molto complesso. Chi cerca di semplificare il mondo in due campi netti cosi’ fa un dispetto a tutti noi, pii e peccatori, osservanti e laici, onesti ed ipocriti che siamo. L’identita’ ebraica e’ complessa, punto. Non abbiamo (ne’ vogliamo avere) un papa. Discutiamo tutto tra di noi. Ma nessuno ha il “copyright” sull’ebraismo. Non vedi che la storia ebraica e’ ricca di dissenso? Che non e’ una montagna immobile fissa ingessata di secolo in secolo? Che anche Dio e’ capace di cambiare con i tempi? Anche l’ortodossia cambia con i tempi, si addatta, si trasforma. E menomale!
Mercoledì, 2 Gennaio 2008 at 13:37
Ariel continui a dire “complesso” ma non si capisce cosa vuol dire secondo te essere ebreo.
I cristiani credono che D-o ha dato la Tora’ e poi ha cambiato idea (e infatti mi pare si definiscono la nuova Israele), sono ebrei?
Gli evangelisti americani che sostengono israele economicamente e politicamente e pregano cantando i salmi di davide, sono ebrei?
L’Associazione Amici di Israele conta diversi ebrei sposati con ebrei, ebrei sposati con non ebrei e non ebrei, ma visto che fanno tanto per Israele non dovrebbero anche loro chiedere di far parte dell’UCEI?
I drusi che mi sembra facciano parte dell’esercito israeliano e parlano l’ebraico sono ebrei?
I filippini o arabi israeliani che sono nati in israele e lavorano in israele e contribuiscono all’aumento del PIL israeliano e parlano ebraico e pagano le tasse in Israele, sono ebrei?
Chi ha letto i libri di Singer e di Amos Oz e si sente ebreo e magari ha fatto un ulpan, e’ ebreo?
Mercoledì, 2 Gennaio 2008 at 16:28
Il bisogno di Alessandro di avere chiare e precise definizioni è davvero commovente. Intanto non sarà male ricordargli che l’approccio secondo cui il convertito deve accettare TUTTE le mitzwot è piuttosto recente (stando agli studi di Zvi Zohar e Avi Sagi pubblicati dalla Hebrew University non è più antico del 1876) e che solo molto recentemente è stato completamente accettato in tutto il mondo ortodosso. Come ha ricordato Marc Angel, rabbino della sinagoga sefardita Shaarit Israel di New York (e che forse di ebraismo capisce un po’ di più del nostro Alessandro), rabbi Benzion Uziel, rabbino capo sefardita di Eretz Israel dal 1938 al 1953 sosteneva l’obbligo morale di convertire le spose non ebree.
Con la halachà succede sempre così: che se la si studia (come facciamo noi Reform) ci si diverte di più che se la si usa come clava per dare addosso a chi ha il solo torto di non essere d’accordo con noi. Solo che per studiarla occorre conoscere la filologia, la critica testuale ecc. ecc. che sono considerate taref dagli ortodossi – particolarmente da quelli che devastano sinagoghe Reform e prendono a sassate chi vuole dire la tefillah. Ma anche da quelli, e in Italia non sono pochi, che vigilano affinché di queste gesta si parli poco (e ancora kol hakavod a David Piazza che permette che se ne parli). Oh, io preciso che io sarei anche d’accordo con Alessandro. Solo, vorrei sapere qualcosa di più a proposito di questo famoso “disconoscimento” che l’ “Ebraismo mondiale” stava per commettere nei confronti dell’Ebraismo italiano. Poi continueremo il dibattito.
Giovedì, 3 Gennaio 2008 at 0:01
Si’, bravo, anche il povero schlemiel che solo si sente ebreo ma non sa perche’ e’ ebreo. Non ci sono–al mio parere–diversi livelli di essere ebrei (forse non saresti d’accordo Alessandro), ma tutti gli ebrei fanno parte di un’identita’ complessiva che e’ l’ebraicita’, ovvero il popolo d’Israele. “Dos pintele yid” in yiddish vuol dire sia il puntino al di sotto della lettera yud (che in yiddish vuol dire anche “ebreo”)– la piu’ piccola parte della piu’ piccola lettera dell’alef-bet–che quella parte remota di ebraicita’ che esiste anche nell’ebreo piu’ distaccato da se stesso e dal suo popolo. La stessa scintilla che i Lubavitch cercano nelle strade di New York e San Francisco chiedendo ogni persona che passa, “Sei ebreo?” Quindi, quale comunita’ ebraica del mondo puo’ permettersi di tagliar fuori chi non e’ puro come te? Chi sei tu a giudicare chi non cerchi neanche di capire?Ci sara’ sempre un’altra comunita’ pronta ad accoglierlo. L’ebraismo sopravvive grazie anche a questi. E parlo di ebrei, non di amici di Israele (cosa c’entrano loro?) Shalom.