Meritereste una querela
Domenica, 23 Dicembre 2007
Ugo Volli si arrabbia con il blog di Kolot
Caro Piazza, mi sembra che nella sua campagna contro l’ebraismo riformato lei stia passando la misura del buon gusto e della sua intelligenza. Ha incominciato col definire ripetutamente il nostro movimento “sconcissima cosa” e altre amenità del genere. Gente meno paziente e moderata di noi le avrebbe mandato una bella querela. Il titolare di un sito è responsabile di quel che vi appare e non è che su Internet si possa impunemente insultare la gente, anche per interposto rabbino dell’Ottocento. Provi a rivolgere gli stessi termini agli islamici o a Scientology e vedrà che belle denuncie si ritrova. In paesi più civili del nostro, lo hate speech che lei pratica è reato penale.
Poi si è messo a riferire con scandalizzato accanimento delle iniziative più o meno bizzarre di ebrei riformati americani. Che c’entriamo noi? Che ci azzecca con i problemi dell’ebraismo italiano il fatto che una comunità riformata americana ospiti dei dissidenti cattolici che rivendicano le donne preti? O l’eccessiva spettacolarizzazione di un convegno ebraico a San Diego? O le statistiche su una minoranza di rabbini riformati americani che celebra matrimoni misti, visto che noi abbiamo stabilito di non farlo? Che c’entriamo noi con gli ellenisti che ventun secoli fa erano al potere in Palestina? Ci confonde con Prodi o con Sarkozy? (E a proposito, lei è sicuro di volersi identificare con gli Asmonei? Mi sembra di ricordare che non stessero tanto simpatici ai maestri del Talmud.)
Lei dirà che anche noi siamo riformati come i suoi cattivi esempi. Vero. Ma lei che è ortodosso risponde forse delle parole di un grande rabbino ortodosso come rav Ovadia Josef, il quale sembra aver detto (fonte Jersualem Post) che i soldati israeliani sono morti in Libano per colpa loro, perché non pregavano abbastanza? (Che peccato che in Israele gli studenti di jeshivà, certamente invulnerabili perché pregno moltissimo, si avvalgano quasi tutti dell’esenzione dal servizio militare… è chiaro che non rischiano di morire in guerra…). O si sente corresponsabile di quel rabbino ortodossissimo di non so quale setta hassidica che l’altro giorno è stato arrestato negli Usa, perché “lavava” ingenti patrimoni con la tzedaka? (Funziona così: una sinagoga raccoglie grossi contributi esenti da tasse sia per sé che per il donatore, poi ne restituisce diciamo il 90% e si tiene la tangente, permettendo al finto donatore di evadere le tasse. La fonte è sempre il Jerusalem Post). O bisognerebbe chiederle ragione dei Naturei Karta, ultra-ortodossi anche loro, che vanno alla corte iraniana ogni volta che li chiama Ahmenidejad a parlar male di Israele? Eccetera. Noti che io parlo di cose di oggi, non di un secolo e mezzo o due millenni fa.
In realtà non mi sono mai sognato di introdurre in una discussione sull’ortodossia queste stupidaggini né confondo l’atmosfera delle sinagoghe italiane con quella di Meà Shearim (del resto gli Haredim che ci vivono tendono a pensare che anche l’ebraismo italiano “ortodosso” non sia tanto kasher…). Ogni grande movimento ha nel mondo i suoi personaggi più o meno bizzarri, le sue punte estreme. Non serve a nessuno discutere sulla base della malignità sui difetti degli altri (se vogliamo tradurlo in ebraico: del leshon harà, che se non sbaglio è una grave trasgressione anche per gli ortodossi). Visto che lei sta montando ora una campagna contro l’imminente pericolo riformato per le nostre comunità, perché non argomenta su quel che accade ora e in Italia, sulla crisi dell’ebraismo italiano di cui facciamo tutti parte, sulle nostre posizioni, invece di ricorrere a rabbini dell’Ottocento o dei tempi alessandrini, o ad americanate che si consumano a San Diego?
Ancora meglio, dato che lei è assessore alla famiglia della comunità di Milano e noi siamo un’associazione ebraica che fa molte attività culturali ed educative oltre al culto, perché non viene una volta a trovarci e a rendersi conto di persona di chi siamo e cosa facciamo? Le assicuro che sarebbe benvenuto e almeno non penserebbe più a noi come gente che usa le tecniche televisive dei predicatori americani. Non possiamo permettercele. Provare per credere.
Ugo Volli
Presidente di Lev Chadash
Domenica, 23 Dicembre 2007 at 23:48
Quando un cagnetto petulante fa la voce grossa di fronte ad un grosso cane lupo,tutti lo guardano con compassione.
Ma quando il grosso cane lupo alza lo voce per far vedere quanto è più forte tutti si mettono a ridere.
Luca Colombo alias Minerbi Sergio
Lunedì, 24 Dicembre 2007 at 3:50
http://thejewishweek.com/viewArticle/c52_a1470/Editorial__Opinion/Gary_Rosenblatt.html
Martedì, 25 Dicembre 2007 at 12:37
Sa dirmi qualcuno perche’ i roformati non si sono fatti vivi ieri e oggi su questo blog?
Martedì, 25 Dicembre 2007 at 12:38
24 e 25 dicembre!
Martedì, 25 Dicembre 2007 at 12:38
Beh? Mica sono in ufficio. E’ vacanza, no?
Martedì, 25 Dicembre 2007 at 12:39
il 24 decorano l’albero con i figli, la sera vanno a messa con la moglie e oggi tutti dai suocieri per il pranzo di Natale
Martedì, 25 Dicembre 2007 at 12:41
Ma dai, non ci credo. Dicono che sono ebrei, no?
Martedì, 25 Dicembre 2007 at 12:42
Alessandro non hai capito: sono ebrei solo quando li serve per romperci le scatole…
Martedì, 25 Dicembre 2007 at 15:59
Oh, io non ho scritto niente perché aspetto sempre di sapere dove sta il capo di questo “Ebraismo mondiale” -che secondo Alessandro stava per non riconoscere più l’Ebraismo italiano (quando?) e, soprattutto, perché voi due siete molto noiosi.
Martedì, 25 Dicembre 2007 at 17:56
Raffy,Alessandro..
Sarebbe interessante leggere qualche cosa di buon senso invece che bullshit; sembra vi manchino argomenti.
Da aggiungere a quanto a scritto il prof. Volli: ci sono dei negazionisti della Shoah negli ultraortodossi ebrei.. ed alcuni di questi si sono visti a teheran da ahmanidejad: non penso che D. Piazza vorrebbe essere assimilato o anche solo avvicinato a questi individui… eppure vengono considerati parte della “comunità ebraica”.
Martedì, 25 Dicembre 2007 at 22:35
Raffi, puoi verificare se sul tuo schermo appare la risposta che ho dato a Jabo? Sai a volte per un problema tecnico il contributo rimane sullo schermo del contribuente e non va in pubblico…
Martedì, 25 Dicembre 2007 at 22:36
Ale, sul mio schermo c’e’. Vuol dire che anche lui l’ha ricevuto. Mi sembra una risposta molto chiara. Strano che non capisca…
Martedì, 25 Dicembre 2007 at 22:55
Jabo e Michael siete poco informati. Il rabbinato italiano ha pubblicamente condannato gli individui (una decina?) vestiti da ultraortodossi che sono andati a Teheran. Posso anche testimoniare di aver visto con i miei occhi un nature karta che aveva manifestato a Trafalgar Square venir sbattuto fuori da una sinagoga Satmar di Londra anni prima dei fatti di Teheran. Il vostro argomento e’ quindi inesistente e i noiosi siete voi a riproporlo ripetutamente. Ma questo e’ comunque un blog sui riformati e in particolare sui riformati in Italia. Alessandro e Raffi (cosi’ come molti altri prima di loro) hanno invece fatto notare che il 60% dei riformati (qualche milione?) hanno a casa l’albero di natale. Sulla base di questo dato importante (e su molti altri ancora) mi sembra legittimo da parte loro (e da parte mia) esprimere dei serissimi dubbi sull’ebraicita’ di un intero movimento…
Mercoledì, 26 Dicembre 2007 at 17:06
Visto che frequenti le sinagoghe Satmar, ci spieghi se si prega per lo Stato di Israele?
Mercoledì, 26 Dicembre 2007 at 18:29
Raffi, sul tuo schermo compare per caso la data in cui il famoso “Ebraismo mondiale” stava per non riconoscere più l’Ebraismo italiano?
Mercoledì, 26 Dicembre 2007 at 20:07
Davide lo so benissimo che il rabibnato italiano ha condannato questi individui diversamente il tono del mio commento sarebbe stato ben diverso. Ma il tema dei Reform in italia andrebbe valutato per come sono i reform in italia e non andare a guardare cosa fanno i reform negli stati uniti. Se si andasse a vedere con un po’ più di obiettivita la storia del movimento reform si vedrebbe come nella sua storia cosa é avvenuto e quali sono le evoluzioni.
Circa l’albero di natale… beh il discorso in se stesso lo considero una fregnaccia.. proprio ieri sera ho cercato di andare a mangiare in un ristorante kosher a Milano e l’ho trovato chiuso cosa devo dedurre che anche il proprietario stava festeggiando il natale… (sono sicuro di no) ma usando il metro di miusura di Rafy e Alessando potrei dedurre questo. Siamo un po’ più concreti e seri che di problemi da analizare nel mondo dell’ebraismo italiano ce ne sono ben altri.
Ho letto in passato proprio su morasha commenti sui Lubavich fatt da grosser e anche li ne ho lette di sicuramente non edificanti. Sembra che invece di cureaci di dove si é e dove si dovrebbe andare per non scomparire ci si preoccupi di chi ha la “teudat” più kosher dell’altro…
Non penso che nessuno dei membri di Lev Chadash abbia mire di prevaricare qualcosa o qualcuno; tutt’altro.
In Germania i Reform fanno parte del “Judenrat” e sono riconosciuti dallo stato tedesco.
In inghilterra lo stesso e così in molti altri paesi.
Nessun reform tedesco o inglese pretende che gli venga riconosciuto qualcosa da un ortodosso…
Ritengo personalmente che nel rispetto delle reciproche differenze ci sia un interesse da tutelare che é al di fuori e al di sopra di queste differenze.
Il fatto che un reform possa fare Alyah probabilmente avrà un significato?..
Quale é il problema di un riconoscimento da parte dell’UCEI delle sinagoghe Reform dal punto di vista strettamente legato all’aspetto civile dei rapporti con lo stato italiano?
Comincianmo ad analizzare questo aspetto…
Mercoledì, 26 Dicembre 2007 at 20:11
Apparso ieri sul Jerusalem Post.
Survey: Over 90% of Nahal Haredi employed
http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1198517208265&pagename=JPost%2FJPArticle%2FShowFull
Yaakov Katz , THE JERUSALEM POST Dec. 25, 2007
A survey conducted among graduates of the Nahal Haredi military track found that over 90 percent are currently working in a wide range of jobs in both the private and public sectors.
The independent survey conducted by the Nahal Haredi Foundation – headed by Rabbi Zvi Klebanow – asked 466 of the nearly 1,000 graduates of the track’s Netzah Yehuda infantry battalion where they were currently employed.
Except for 11 unemployed graduates and another 18 who were studying in yeshiva, the remaining 437 were all part of the workforce, holding jobs in hi-tech, management, security, engineering and education, including with the Israel Prisons Service.
The Nahal Haredi statistics contrast sharply with those revealed in a Van Leer Center study published in November, which showed that among the haredi population not serving in the IDF, some 40% of women were employed, and less than 40% of haredi men were.
Nahal Haredi, which belongs to the Kfir Brigade and is based in the Jordan Valley, was established eight years ago as a single company. Today, it is a full battalion with three companies and an elite counterterror squad.
To date, 2,100 haredi men have enlisted in the IDF through the Nahal Haredi track, including the Netzah Yehuda battalion.
Most of the battalion’s 700 soldiers are recruited in Israel and come from a haredi or national religious background. After they complete two years of service, Nahal Haredi offers the soldiers resources to help them complete matriculation and pre-college studies.
“The statistics are a great success,” Klebanow said Tuesday. “This is what the third year in Nahal Haredi is about – preparing soldiers to enter the workforce, get jobs and become productive citizens.”
The results of the survey, Klebanow said, showed that Nahal Haredi was not only beneficial for the IDF, which gained additional soldiers, but also for the economy.
Had the haredi youth not enlisted in the IDF, they would currently, by law, not be allowed to work and contribute to the national economy.
“Besides giving the boys an opportunity to build themselves up in the army, we’re also becoming a real key [in] the workforce,” he said. “We are taking haredi boys and putting them to work, and this will help the economy.”
On Sunday, OC Human Resources Maj.-Gen. Elazar Stern and OC Central Command Maj.-Gen. Gadi Shamni visited Netzah Yehuda battalion headquarters in the Jordan Valley.
One of the issues currently being discussed is the possibility of deploying the battalion in a different, more challenging region – the West Bank.
Since its establishment, the battalion has been stationed in the Jordan Valley, where it mans checkpoints, patrols the Jordanian border and conducts arrest raids in nearby Palestinian towns.
Mercoledì, 26 Dicembre 2007 at 20:47
Tutti gli ebrei ortodossi (inclusi i Satmar) pregano ogni giorno tre volte al giorno per il bene fisico e spirituale di ogni cittadino ebreo dello stato d’Israele cosi’ come per il bene di ogni ebreo che vive fuori dallo stato d’Israele. Pregano ogni giorno tre volte al giorno per la riunificazione di tutti gli ebrei del mondo nella terra d’Israele (che invece i reform hanno tolto dal loro siddur). Pregano tre volte al giorno per gli ebrei (inclusi quelli affiliati ai reform) auspicando per il loro bene che facciano teshuva’ e ritornino in seno all’ebraismo. Pregano tre volte al giorno per il benessere dei gherim (convertiti) (permettendo ai consorti e figli non ebrei dei reform di convertirsi all’ebrasimo vero). Come ti ho spiegato ho visto i Satmar hanno addirittura cacciato a pedate dalla loro sinagoga un nature karta che aveva dimostrato contro lo STATO d’Israele. Non ti basta?
Mercoledì, 26 Dicembre 2007 at 21:30
Davide, piantala di dire frottole. I Satmar sono antisionisti. Non vanno da Ahmadinedjaad – per ora, ma vai a sapere che può succedere: Neture Karta è un gruppo di rabbini Satmar. Nel siddur dei Siddur non c’è la preghiera per Medinat Israel. Nn c’è in quasi nessun Siddur ortodosso, perché Moshe Feinstein, oltre a aver fatto bruciare i libri di Mordechai Kaplan, aveva sollevato problemi. E’ da almeno trent’anni che nei Siddurim della Artscroll NON c’è più alcuna preghiera per lo Stato di Israele, se non in quelli (che comunque sono poco usati) in cui c’è la famosa RCA clause. E che comunque sono poco venduti, per dire quanto importa agli ortodossi dello Stato di Israele e dei soldati che fanno la guardia per loro. La preghiera invece c’è in Mishkhan Tefilah, nuovo Siddur dei Reform americani (io lo ho visto, e tu?), come pure in Sha’arei Tfila, quello vecchio. C’è anche in tutti i Siddur Massorti e anche in quelli Reform europei. E in tutti questi Siddurim nella Amidah c’è pure la berakhà Tekaa beShofar Gadol con scritto ben in chiaro meArba kanefot haAretz.
Sono curioso: parli di quel che non conosci perché stai cercando di fare figuracce o perché non riesci a spiegare quando questo famoso “Ebraismo mondiale” stava per disconoscere l’ “Ebraismo italiano”?
Mercoledì, 26 Dicembre 2007 at 21:36
Dunque, Nahal Haredi sono quelle 4 centinaia di ortodossi. Affascinante. Sono certo che tutti comprendono l’enorme contributo alla difesa di Israele che fornisce questa piccola porzione dei giovani ultraortodossi. Probabilmente loro hanno capito che per difendere Israele non basta studiare la Ghemara. Ma il problema sono le altre migliaia, che il militare non lo fanno. Ed è una questione della quale non sembrano essere informati i rabbini italiani, alle prese con il problema dei Reform.
Mercoledì, 26 Dicembre 2007 at 22:08
ho imparato a mie spese come il commento “reform tedesco o inglese pretende che gli venga riconosciuto qualcosa da un ortodosso” non sia da prendere alla leggera. È accaduto e tutto’ora accade che i figli dei reform o di convertiti reform desiderano sposarsi, magari con una persona orthodox (almeno di nome) e il rabbinato locale non riconosce la conversione, tale persona deve rifare il ghiur, rimandando il matrimonio di un anno o due.
Quindi i reform non pretendono ma pensano al futuro dei loro figli e nipoti? per non dire di am israel…
Mercoledì, 26 Dicembre 2007 at 22:44
Sarà un caso che nel World Zionist Organization gli ortodossi sono una minoranza? No che non lo è. Perché gli ebrei ortodossi sono una minoranza. Infatti i casi di cui parla la nostra Addolorata, in America e in Israele sono davvero pochi. Perché sappiamo tutti che i rabbini ortodossi non fanno conversioni a scopo matrimonio, vero? E sappiamo anche che la mafia non esiste, che Elvis è ancora vivo, come pure Jim Morrison, e che i Reform non sono ebrei. Me lo ha detto mio cuggino, che nelle fogne di New York ha incontrato un coccodrillo bianco.
Giovedì, 27 Dicembre 2007 at 20:08
Addolorata lascia stare. Non vale la pena parlare con uno come Jabo. Ha troppo odio ingiustificato dentro. Mi spiace per lui ma non sembra in grado di fare una conversazione costruttiva
Venerdì, 28 Dicembre 2007 at 0:15
Addolorata il problema che poni é individuale e tale deve rimanere. Se un reform vuole potersi sposare con una Ortodox o altro (e viceversa ovviamente)e per fare questo ritiene di voler fare un ulteriore ghiur per rientrare nei “paletti” degli ortodossi é un problema suo. Se poi vogliamo discuterre di etica non ritengo che sia appropriato che un rabbino faccia un ghiur solo per motivi matrimoniali ma anche questo lo ritengo un problema del singolo. Quello che, a mio giudizio, ai reform italiani spetta é un posto nell’UCEI come qualsiasi altra comunità ebraica e che siano parte attiva della comunità italiana. Che vengano contati nel minian degli ortodossi o altro questo é un discorso che riguarda l’ambito strettamente religioso.
Venerdì, 28 Dicembre 2007 at 0:16
Scusate per il pasticcio, il messaggio ad addolorata era mio
Venerdì, 28 Dicembre 2007 at 0:24
Davide,
sono d’accordo sul commento al post di Jabo che fa però il paio con i precedenti commenti altettanto poco costruttivi di Alessndro e Raffy… che magari non sprizzano quello che tu definisci odio ma sono sicuramente non migliori…
Venerdì, 28 Dicembre 2007 at 1:09
dal Jerusalm Post.:
non c’entra molto con il movimento reform in italia ma é “parte attiva della vita di Israele… ed é un aspetto del vivere in modo attivo l’ebraismo e l’essere ebrei a prescindere dalla “targa” che cerchiamo di darci…..
‘Religious’ soldier brings Reform Movement to IAF
——————————————————–
Megan Jacobs , THE JERUSALEM POST Dec. 27, 2007
——————————————————–
Only one member of the Israel Air Force’s Wing Order 155 graduating class is “religious” – and 22-year-old Lt. Amitai does not fit the image of the typical Orthodox Israeli.
“I’m a conservative, religious Reform Jew,” he said. “I’m observant in my own way, trying to understand Halacha, make it more modern and relevant for me.”
Surrounded by nonreligious soldiers, most of whom were not familiar with the Reform Movement, Amitai found that “they liked it when a little Judaism came in.”
Following his own strand of Judaism, which seeks a “spiritual experience,” he tried not to just “let the holidays fly by,” but instead make them special and give them meaning. Celebrating and understanding traditions, he said, were more important than prayer.
Amitai is the son of an American mother and a Polish-born father who “met in Israel, married in New York and made aliya practically the next day.” His father served in the IDF in an antiaircraft unit.
Amitai grew up in a Reform home in Jerusalem. Before enlisting, he studied for a year in the Reform Movement’s Machinah Leadership Program in Jaffa. The program incorporates volunteering with religious and nonreligious study, together with some military preparatory work. It includes the study of Jewish texts to learn how one might deal with moral dilemmas that may arise.
“The idea is to learn a lot and mature a lot,” Amitai said. Though the IDF does not directly offer the courses, he said, it grants permission for those who are accepted into such courses, because statistically, “many officers and combat units come out of them.”
Amitai has not found it difficult to blend his form of religiosity with his military service.
“It’s a Jewish army, and I joined the army because of my Jewish values,” he said. “My religion enriches, not restricts, my life.”
Amitai, who is not a Shabbat observer by Orthodox standards, is not fazed by the prospect of flying or participating in missions on Shabbat. A militaristic sense of discipline even plays a role in his Judaism.
“I decided seven years ago, as a philosophical decision, to do something hard that I don’t understand,” he said about keeping kosher. “It’s always a dilemma of how much freedom I allow myself.”
Amitai said his sense of discipline and Jewish appreciation of scholarship carried him through the grueling three-year course involving ground- and air-combat training to become a navigator in an elite IAF unit, while simultaneously obtaining a degree in political science from Ben-Gurion University of the Negev.
“My moral values, who I am, these are things that are not necessarily connected to being Jewish,” he said. “But like it or not, I am Jewish, and I use the richness of Judaism to deepen and enrich those morals.”
“Most people don’t know Reform, and it’s been interesting to meet people who are very religious or not in the army and challenge their values and mine,” Amitai said. “Hopefully, they know it better after they know me.”
Venerdì, 28 Dicembre 2007 at 7:00
A me non pare proprio di “sprizzare odio”. Sono solo curioso: Alessandro sostiene che l’Ebraismo mondiale stava per non riconoscre più l’Ebraismo italiano. Vorrei solo saperne di più, su questo mancato riconoscimento.
Venerdì, 28 Dicembre 2007 at 16:09
Jabo, yom tov…
spesso quando si discute di ebraismo reform da parte di alcuni esponenti dell’ortodossia viene evidenziato un atteggiamento che é spesso più arrogante di quello che gli stessi tengono nei confronti degli integrlisti cattolici (che a loro volta arrivano ad essere al limite dell’antisemitismo). Se noti Davide ha ripreso il tuo intervento ma non ha fatto una piega sulle fesserie che dicevano Raffy e Alessandro…
Come spesso sostengo ci vorrebbe un approccio diverso e più costruttivo ma il problema é trovare l’interlocutore disposto a mettere nel cassetto l’arroganza e le fesserie.
Venerdì, 28 Dicembre 2007 at 18:45
http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/124729
Il Direttore di Haaretz Supplica Condoliza Rice:
“Ti Prego Accusa Israele” .
Mercoledì, 2 Gennaio 2008 at 16:37
Caro Michael,
proprio ieri sera chiaccheravo con un amico ortodosso che è allievo di Shlomo Riskin e mi diceva che secondo lui è un bene che esistano i Reform, perché mantengono uniti all’Ebraismo tutti quelli che per una ragione o per l’altra dissentono dalla ortodossia (faceva l’esempio dei gay). Ho pensato che non sarebbe male avere interlocutori così e gli ho detto che in Italia sono in pochi a ragionare come lui mi ha risposto che il problema, probabilmente, è che l’ortodossia in Europa si è compromessa con il potere statale, quindi essere ebrei viene vissuto come un previlegio e non come un dovere. Probabilmente ha ragione. Non viviamo in un periodo storico in cui qualcuno rinuncia facilmente a dei previlegi (e questo sì, che è un tragico caso di assimilazione).